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L’Irpinia è terra di streghe.
Ma chi sono le streghe?

L’Irpinia è terra di streghe.
Ma chi sono le streghe?

Tra mito e realtà
Donne misteriose, il cui nome deriva da un uccello che, secondo Ovidio e Plinio, si nutriva di sangue umano; una specie di donna vampiro, figura della mitologia mesopotamica, capace di effettuare malefici, malocchi e di preparare filtri nocivi.

Oppure simpatiche vecchiette, talvolta contadine analfabete, punto di riferimento per la comunità rurale. Con la loro ‘magia quotidiana’ aiutavano le donne a partorire, curavano malattie, allontanavano gli spiriti maligni ed il malocchio. Esperte di erbe medicamentose, conoscevano e raccoglievano piante per preparare infusi contro la febbre, i reumatismi e filtri d’amore.

Esse rappresentavano il desiderio dell’individuo di andare oltre il visibile per porsi in contatto con il paranormale, con l’ignoto.
UNA STORIA DI MAGIA
In un tempo lontano, nelle misteriose terre tra Benevento e Avellino, circondate da boschi incantati e colline avvolte dalla nebbia, le streghe dominavano il mondo con la loro magia.

Chiamate anche maghe o janare, la leggenda racconta che erano in grado di volare sulla collina del fiume Sabato, un'altura sacra dove, secondo la tradizione, si riunivano in cerimonie notturne e feste orgiastiche.

Qui, danzavano intorno ad un grande albero, cantando inni alla Dea della Luna e al Dio del Sole, mentre intorno a loro svolazzano folletti e spiriti della natura.
LUOGHI LEGGENDARI
Raggiungevano i luoghi di incontro in volo, in groppa ad un cavallo, ad un manico di scopa, o ad un montone. Il loro volo era possibile grazie ad un unguento magico che, come riferito da una janara di Guardia Sanframondi, si otteneva facendo bollire nell'olio d'oliva una lucertola a due code, un rospo, una forficola, un cuore di gatta nata il giorno di San Giovanni (24 giugno) e un pezzo di cordone ombelicale di una bambina nata la notte di San Pietro (29 giugno).

Gli ambienti ideali per i loro incontri erano i boschi, i monti, le paludi, le foreste; luoghi che esaltavano la fantasia e la paura popolare, perché isolati, bui, intricanti, imprevedibili. Si radunavano intorno ad un albero di quercia o di noce in giorni precisi della settimana, martedì e venerdì, alle ore 23 circa, oppure in occasioni particolari, quando era necessario per infierire o lodare qualche novizia.
Tra mito e realtà
Donne misteriose, il cui nome deriva da un uccello che, secondo Ovidio e Plinio, si nutriva di sangue umano; una specie di donna vampiro, figura della mitologia mesopotamica, capace di effettuare malefici, malocchi e di preparare filtri nocivi.

Oppure simpatiche vecchiette, talvolta contadine analfabete, punto di riferimento per la comunità rurale. Con la loro ‘magia quotidiana’ aiutavano le donne a partorire, curavano malattie, allontanavano gli spiriti maligni ed il malocchio. Esperte di erbe medicamentose, conoscevano e raccoglievano piante per preparare infusi contro la febbre, i reumatismi e filtri d’amore.

Esse rappresentavano il desiderio dell’individuo di andare oltre il visibile per porsi in contatto con il paranormale, con l’ignoto.
UNA STORIA DI MAGIA
In un tempo lontano, nelle misteriose terre tra Benevento e Avellino, circondate da boschi incantati e colline avvolte dalla nebbia, le streghe dominavano il mondo con la loro magia.

Chiamate anche maghe o janare, la leggenda racconta che erano in grado di volare sulla collina del fiume Sabato, un'altura sacra dove, secondo la tradizione, si riunivano in cerimonie notturne e feste orgiastiche.

Qui, danzavano intorno ad un grande albero, cantando inni alla Dea della Luna e al Dio del Sole, mentre intorno a loro svolazzano folletti e spiriti della natura.
LUOGHI LEGGENDARI
Raggiungevano i luoghi di incontro in volo, in groppa ad un cavallo, ad un manico di scopa, o ad un montone. Il loro volo era possibile grazie ad un unguento magico che, come riferito da una janara di Guardia Sanframondi, si otteneva facendo bollire nell'olio d'oliva una lucertola a due code, un rospo, una forficola, un cuore di gatta nata il giorno di San Giovanni (24 giugno) e un pezzo di cordone ombelicale di una bambina nata la notte di San Pietro (29 giugno).

Gli ambienti ideali per i loro incontri erano i boschi, i monti, le paludi, le foreste; luoghi che esaltavano la fantasia e la paura popolare, perché isolati, bui, intricanti, imprevedibili. Si radunavano intorno ad un albero di quercia o di noce in giorni precisi della settimana, martedì e venerdì, alle ore 23 circa, oppure in occasioni particolari, quando era necessario per infierire o lodare qualche novizia.
L’UNGUENTO MAGICO
L'incontro annuale, che avveniva con la riunione di streghe provenienti da tutta la terra, era fissato per il 24 di giugno: la notte di San Giovanni. Nella vita di tutti i giorni, le streghe conducevano un'esistenza quasi normale, per cui era necessario prendere delle precauzioni prima di uscire di casa. Per prima cosa, affinché mariti e figli non si accorgessero della loro assenza durante il Sabba, li facevano cadere in un sonno artificiale.

Libere da occhi indiscreti, potevano prepararsi per l'incontro. Andavano in cucina, tiravano fuori dalla gola del camino un vaso di terracotta colmo di unguento, ben custodito. Lontano dalla vista dei loro familiari, con movimenti lenti e costanti, dopo essersi liberate dei vestiti e di ogni altro indumento, con i capelli sciolti si ungevano dappertutto in modo scrupoloso.

Era l'unguento che dava loro il potere di volare e di diventare invisibili.
SAPERI E POTERI
Le streghe erano temute per la loro capacità di evocare la magia nera ma avevano anche proprietà curative, e molte erano apprezzate per la loro capacità di guarire malattie con le loro erbe medicamentose.

Sapevano come utilizzarle per curare le malattie e alleviare il dolore, ma sapevano anche come preparare bevande inebrianti. Queste, spesso chiamate "elisir" erano composte da ingredienti selezionati con cura per creare un effetto specifico sul corpo e sulla mente.

Le janare quindi si distinguevano per le loro doppie facoltà: positive e negative. Tutt’oggi, la magia delle streghe continua ad affascinare e ad ispirare, portando con sé la promessa di un mondo magico e misterioso, in cui il potere della natura e della spiritualità è ancora in grado di trasformare il mondo.
L’UNGUENTO MAGICO
L'incontro annuale, che avveniva con la riunione di streghe provenienti da tutta la terra, era fissato per il 24 di giugno: la notte di San Giovanni. Nella vita di tutti i giorni, le streghe conducevano un'esistenza quasi normale, per cui era necessario prendere delle precauzioni prima di uscire di casa. Per prima cosa, affinché mariti e figli non si accorgessero della loro assenza durante il Sabba, li facevano cadere in un sonno artificiale.

Libere da occhi indiscreti, potevano prepararsi per l'incontro. Andavano in cucina, tiravano fuori dalla gola del camino un vaso di terracotta colmo di unguento, ben custodito. Lontano dalla vista dei loro familiari, con movimenti lenti e costanti, dopo essersi liberate dei vestiti e di ogni altro indumento, con i capelli sciolti si ungevano dappertutto in modo scrupoloso.

Era l'unguento che dava loro il potere di volare e di diventare invisibili.
SAPERI E POTERI
Le streghe erano temute per la loro capacità di evocare la magia nera ma avevano anche proprietà curative, e molte erano apprezzate per la loro capacità di guarire malattie con le loro erbe medicamentose.

Sapevano come utilizzarle per curare le malattie e alleviare il dolore, ma sapevano anche come preparare bevande inebrianti. Queste, spesso chiamate "elisir" erano composte da ingredienti selezionati con cura per creare un effetto specifico sul corpo e sulla mente.

Le janare quindi si distinguevano per le loro doppie facoltà: positive e negative. Tutt’oggi, la magia delle streghe continua ad affascinare e ad ispirare, portando con sé la promessa di un mondo magico e misterioso, in cui il potere della natura e della spiritualità è ancora in grado di trasformare il mondo.